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12 SET

“Il vino è la risposta della terra al sole”

Il vino è la risposta della terra al sole” … ma non è tutto!

In ogni tappa del lungo viaggio che parte dal chicco d’uva e arriva fino al nostro bicchiere (tra cui la fermentazione tumultuosa o alcolica, la follatura, il lavaggio dei vasi vinari e delle autoclavi, la manutenzione etc.), esiste una persona che lavora instancabilmente, un rischio da valutare, una vita da proteggere.

Solo così, tenendo conto “di tutte le circostanze in cui i lavoratori possono trovarsi ad operare”, è possibile adottare le misure di tutela idonee ad un viaggio senza incidenti.

Ma quali sono le azioni necessarie?

  1. Intervenire sul fattore umano, la cui variabile comportamentale rende molto importante un’attenta e competente valutazione del rischio e delle misure ad esso correlate;
  2. Affidarsi a chi conosce profondamente tutte quelle reazioni chimiche (a volte anche letali) che avvengono nel mondo della cantina, ed in ognuna delle fasi di vinificazione.

Per conoscere meglio di quali rischi per la propria salute e sicurezza stiamo parlando, potete consultare un articolo che ho preparato a tale scopo.

E allora…Buon viaggio dentro a tutto ciò che si cela dentro la storia di una bottiglia, e che forse non è così conosciuto, ma è senz’altro FONDAMENTALE.

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Il vino è la risposta della terra al sole” … ma non è tutto!

Chi conosce la terra sa quanto sia duro conquistarne i frutti. Il vino è poesia, passione e amore, ma è anche fatica, sacrificio, pazienza e caparbietà.

Dietro un buon vino c’è lavoro, c’è esperienza e ci sono imprenditori che devono conoscere la loro terra, il loro territorio ed il clima.

Ma dietro un’impresa ci sono rischi e su questi rischi noi oggi vogliamo riflettere.

Prendiamo spunto dal periodo della vendemmia anche grazie alla letteratura tecnica che INAIL pubblica in merito al comparto vinicolo ed ai rischi lavorativi correlati.

Sì, perché oltre ai ben conosciuti rischi in agricoltura (per cui si rammenta nell’uso del trattore, di “alzare l’arco e allacciare la cintura”), le attività di produzione del vino presentano delle peculiarità proprie dell’ambiente e delle lavorazioni.

Uno degli obblighi dell’imprenditore, che la Normativa per la sicurezza sul lavoro chiama “Datore di Lavoro” è la “valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi” (il famigerato DVR).

Nel contesto appena definito si deve dunque tener conto “di tutte le circostanze in cui i lavoratori possono trovarsi ad operare”. L’analisi dei rischi, per fare un esempio, “deve riguardare le caratteristiche dei luoghi e delle attrezzature, la durata delle varie fasi operative e delle possibili variazioni dei livelli di rischio nel corso dell’attività svolta, in condizioni di lavoro sia routinarie che al di fuori dell’ordinarietà”.

A questo punto è opportuno riflettere su alcuni elementi, che abbiamo sfiorato finora:

  1. Il processo di valutazione dei rischi nelle cantine vinicole;
  2. I documenti che devono essere mantenuti in azienda;
  3. La valutazione di quegli ambienti che, per tipologia e utilizzo, vengano ad essere confinati o sospetti di inquinamento;

1.       Il processo della valutazione dei rischi nelle cantine vinicole

Considerando la cantina vitivinicola come Luogo di lavoro, i rischi sui quali porre l’attenzione sono:

  • aerazione e microclima;
  • attrezzature in cui dovrà essere scongiurato il pericolo di contatto con organi in movimento o che possono essere accidentalmente rimessi in moto;
  • impianti o con le parti in tensione o che possano risultare a rischio di contatto secondario;
  • chimico, sia come rischio infortunistico che tecnopatico. Per rischio chimico intendiamo gas e vapori che possono provenire dall’impiego di prodotti durante le attività in cantina o dallo sviluppo spontaneo nelle varie fasi di trasformazione delle uve o per rischi tecnopatici quali ipoacusia da rumore o sindrome da vibrazioni mano braccio;
  • infortuni derivanti da bombole di gas in pressione e dagli ambienti dove si opera;
  • operazioni in quota durante le attività su colmo dei tini, delle vasche o delle botti;
  • operazioni in ambienti confinati durante le pulizie dei vasi vinari (l’anidride carbonica derivante dalla fermentazione dell’uva può saturare la tipologia di ambiente rendendolo asfissiante);
  • incendio: come rischio generico della cantina, come rischio causato dall’aumento della presenza di materiali combustibili, nonché di attività che possano prevedere l’uso di fiamme libere e di organi in movimento con possibile surriscaldamento.

Altre fonti di rischio sono costituite “da silice, anidride solforosa”, contenute in prodotti sanificanti e detergenti.

Per far fronte a tali rischi è consigliato agire sul fattore umano, avendo una particolare cura della “formazione dei lavoratori”, anche in relazione alle differenze di genere, età e provenienza.

Attraverso il processo di valutazione, particolare attenzione dovrà “essere data alle misure di tutela finalizzate all’eliminazione/contenimento dei rischi individuati”. Le suddette misure dovranno poi essere opportunamente rappresentate nel DVR. Tale analisi deve essere adatta agli ambienti, alle modalità di lavoro e alla tipologia di attrezzature utilizzate. Anche qui, è opportuno ribadire però l’attenzione al fattore umano e alla consapevolezza dei lavoratori. Lavoratori professionalmente giovani sono i meno consapevoli e anche quelli più a rischio, mentre i più anziani hanno ormai confidenza con le attività e possono così tendere a trascurare i più basilari elementi di sicurezza!

Va ricordato che il DVR è un vero e proprio vademecum per la gestione in sicurezza dell’attività lavorativa e che non deve limitarsi ad essere quell’ingombrante rilegato di carta che prende polvere sullo scaffale e che ad ogni variazione di rischio “dovrà essere aggiornato”.

Non dimentichiamo inoltre che le attrezzature e gli impianti prevedono, “la presenza di documenti attestanti il permanere dei requisiti di sicurezza”, come ad esempio verbali di verifiche periodiche oltre che certificazioni di conformità. Se un’attrezzatura o un impianto al tempo dell’acquisto e dell’installazione erano a norma non è detto che con l’utilizzo costante abbiano mantenuto il loro status, salvo avere evidenza tramite esami e verifiche periodiche che la Legge individua.

  1. La documentazione da tenere in azienda

La documentazione da tenere in azienda a disposizione degli organi di controllo in caso di accesso comprende:

  • nomine di RSPP, medico competente e addetti emergenza;
  • certificati di idoneità alla mansione;
  • documento di valutazione dei rischi;
  • attestati di formazione/aggiornamento;
  • piano di emergenza e procedure di gestione;
  • schede tecniche dei DPI;
  • schede di sicurezza di sostanze e miscele chimiche;
  • certificati di conformità e verbali di omologazione/verifica di impianti e attrezzature;
  • manuali di istruzione e uso attrezzature CE.

 

  1. La valutazione per gli ambienti con sospetto inquinamento o confinati

Entriamo ora nel merito della valutazione relativa ai rischi correlati agli ambienti confinati o sospetti di inquinamento, nella quale occorre verificare se esistano valide soluzioni come misure alternative rispetto all’introduzione di un lavoratore all’interno di un ambiente così a rischio.

In caso di necessità di accesso, tale evenienza deve essere motivata ed esplicitata all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi (che quindi non può essere un generico copia e incolla!) ed opportunamente valutata con un’analisi attenta di luoghi, attività, potenziali pericoli e relativi fattori di rischio.  I principali fattori di rischio oggetto di valutazione, sono i seguenti:

  • individuazione dei luoghi sospetti di inquinamento o confinati
  • tipologia delle operazioni e loro durata;
  • tipologia delle attrezzature usate per la specifica attività;
  • quota e caratteristiche dell’ambiente confinato;
  • necessità di ventilazione forzata;
  • accessibilità e caratteristiche dei passaggi utilizzati per accedere ai luoghi confinati;
  • conformazioni e dimensioni dei passi d’uomo e comunque di tutti i possibili accessi;
  • requisiti strutturali che rendono particolarmente difficoltoso il soccorso ed il recupero di un soggetto infortunatosi all’interno;
  • identificazione dei punti di controllo/isolamento impianti;
  • condizioni microclimatiche, con particolare riferimento ai valori di temperatura e umidità;
  • condizioni determinanti affaticamento fisico e conseguente necessità di pause;
  • eventuale difficoltà nelle comunicazioni tra operatori e con il sistema di soccorso esterno”.

È opportuno, in conclusione, sottolineare che, nel processo di valutazione, è necessario dedicare particolare attenzione “all’eventuale presenza di gas quali anidride carbonica, azoto, argon e relativo rischio di asfissia” che possa provenire dalle operazioni di vinificazione.

Ugo Tentolini

 

Studio Tentolini:HSE Manager

Rif. Bibl.: www.puntosicuro.it www.ats-pavia.it

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